Ponte romanico loc. Raguzzara

Comprensorio: destra Frigido
Località: Mirteto, Raguzzara
Datazione: sec. XII-XVIII

Notizie storiche:
La certezza di una viabilità di una elevata importanza lungo il Canale della Foce ci viene restituita dalle carte del Catasto Estense conservate presso l'Archivio di Stato di Massa.
Si osserva infatti che agli inizi dell'800, prima della costruzione della attuale Via Foce, il valico delle propaggini collinari che separano Massa e Carrara poteva essere oltrepassato percorrendo il fondovalle lungo il Canale della Foce. Questo canale ed una serie di suoi immissari, costituivano così una sorta di asse attrezzato lungo il quale si trovavano una serie di ponti e, probabilmente, di altre strutture funzionali al viandante ed alla vita delle popolazioni locali.
Ad oggi restano poche testimonianze di questo importante percorso che si può seguire fin verso Piana Maggio da dove poi rimane più difficile proseguire per la presenza di una folta vegetazione invasiva. Lungo il percorso si trovano interessanti resti di strutture pontiarie e del selciato stradale.
In particolare in località Raguzzara, alla confluenza tra il torrente Cardellosa ed il Canale della Foce, rimane un'arcata del ponte che la tradizione orale battezza Ponte Romano e, poco più a valle nell'alveo del canale, altri resti di una arcata diruta.
Il Ponte che scavalca il torrente Cardellosa è noto nella tradizione orale come "ponte romano" anche se in realtà la tecnica costruttiva rimanda ad un ponte piuttosto "romanico", costruito cioè nei secoli centrali del Medioevo (XII-XIV) ed utilizzato sino agli inizi secolo XIX.
Si tratta di una struttura ad arcata unica, a tutto sesto, con una luce all'intradosso di m 2.75. Il soprastante piano stradale raggiunge una larghezza di m 3.60.
L'analisi dei materiali e delle tecniche costruttive rivela una stratigrafia interessante in cui si osservano diverse fasi di vita della struttura, più volte restaurata e costruita in buona parte con materiali di reimpiego come è il caso delle spallette in conci ben squadrati e spianati. Le pietre utilizzate per la costruzione dell'arcata richiamano tecniche costruttive usate comunemente nel nostro territorio tra sec. XVII-XVII, mentre in altre parti del ponte lavorazione del pietrame e messa in opera sono riferibili a tecniche costruttive medievali.
La struttura attuale del Ponte può quindi essere collocata cronologicamente a partire dal sec. XII-XIII, cioè in età romanica e non romana.
La denominazione "Romano", così popolare e fortemente sentita in quella zona, sebbene non abbia riscontri materiali, può farci però riflettere più in generale.
Di fatto il Candia, di cui questa zona fa parte, fu colonizzato in età romana e a lungo frequentato come confermano i ritrovamenti casuali, la permanenza delle strutture agrarie (centuriazione collinare), la ricca toponomastica di cui si ricordano solo gli esempi più noti: Mirteto, Materno, Monte Gioiello (da Jueves Giove) fino agli onomatici, tra cui Petrognano, tipici toponimi fossili nelle aree centuriate.
Mancano al momento studi specifici sull'organizzazione agraria e viaria del Candia, ma è probabile che oltre alla principale Via Emilio Scauri vi fosse una rete di tracciati minori ad essa collegata.
La viabilità lungo il Canale della Foce ebbe una sicura e notevole importanza nel Medioevo, come asse di collegamento tra la costa e le aree interne della Lunigiana. Non stupisce quindi la presenza di cosi importanti strutture pontiarie lungo il suo corso.

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